Un fronte dice che la grammatica è lo scheletro e non si può saltare. L’altro dice che i bambini non l’hanno mai studiata e se la cavano benissimo. Entrambi litigano sulla cosa sbagliata: non se le regole aiutino, ma a cosa servano.
Una regola è una scorciatoia, non un sostituto
Gli adulti hanno un vantaggio che i bambini non hanno: uno schema te lo possono spiegare in trenta secondi invece di farti dedurre da duemila esempi. È un risparmio reale, e rifiutarlo per principio significa solo andare più piano. Ma conoscere una regola non è usarla. La regola ti dice qual è lo schema. Solo la produzione ripetuta lo rende automatico, e quella parte non la accorcia nulla.
Impara la regola dopo aver incontrato lo schema
Una spiegazione attecchisce molto meglio quando hai già visto la cosa tre o quattro volte e ti è sembrata strana. Allora la regola risolve una domanda che hai davvero. Leggi la spiegazione una volta, brevemente. Non studiare la tabella. Torna a usare la lingua e lascia che la regola stia dietro a quello che fai.
Sappi quali regole valgono la fatica
Alcune rendono subito: l’ordine base delle parole, come si fa una domanda, come si nega, i due o tre tempi che servono per raccontare qualcosa. Queste si imparano di proposito e presto. Altre sono rare, piene di distinguo e di eccezioni. Quelle le assorbi o non ti servono mai. Studiarle presto è il modo in cui si passa un anno sulla grammatica senza saper ordinare un caffè.
Usa le regole come useresti una mappa in una città sconosciuta: un’occhiata quando sei perso, poi via e continua a camminare.